info@cercacommercialista.it Hai qualche dubbio?

Il consulente del lavoro

25 Ottobre 2019
consulente del lavoro

Il consulente del lavoro può essere definito come un libero professionista esperto del settore giurislavorativo in Italia, con competenze relative anche all’amministrazione del personale subordinato e parasubordinato per le imprese e gli enti.

Nello specifico, il consulente del lavoro ha competenze nel risolvere problemi relativi all’inquadramento del personale, alla gestione delle relazioni, delle comunicazioni e delle pratiche con i Centri per l’Impiego, la Direzione del Lavoro, l’INPS. L’INAIL e le Organizzazioni Sindacali. In un contenzioso, può anche svolgere la funzione di assistente al giudice, alle aziende oppure a un privato.

In questo articolo, ci occuperemo di delineare nello specifico la figura del consulente del lavoro e le sue attività principali

Come si diventa consulente del lavoro in Italia?

Partiamo da una definizione di consulente del lavoro, al fine di comprendere meglio in che modo questa figura esercita le sue competenze. Il consulente del lavoro è un assistente attraverso il quale tutti i tipi di azienda, dalle grandi imprese alle PMI, gestiscono il personale nel rispetto delle normative vigenti riguardo il diritto del lavoro. Infatti, ogni azienda è chiamata per legge a osservare una serie di norme per le quali l’aiuto e la consulenza di un esperto sono essenziali. Di conseguenza, possiamo delineare in questo articolo quelle che sono le mansioni principali della figura di consulente del lavoro.

Le mansioni principali del consulente del lavoro

  • Inquadramento del personale per azienda
  • Assistenza alle imprese negli adempimenti previdenziali e assicurativi
  • Elaborazione di paghe e contributi
  • Consulenza nei contenziosi
  • Consulenza in materia di lavoro
  • Consulenza tecnica di ufficio o di parte
  • Ruolo all’interno delle segnalazioni di denuncia di attività di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo

Il percorso formativo del consulente del lavoro

E possibile elencare tre fasi fondamentali nella formazione di un consulente del lavoro. In primis, il titolo di studio. Sebbene non esista un percorso accademico specifico, le aree di pertinenza sono sicuramente le aree giuridica ed economica, e dunque una laurea a ciclo unico in Giurisprudenza oppure una triennale in ambito economico, meglio ancora se seguita da una magistrale. Dopo la carriera accademica, il secondo step fondamentale è il praticantato, necessario per potersi iscrivere all’Esame di Stato e successivamente essere inseriti nell’Albo di categoria. Il praticantato corrisponde, ai sensi dell’art. 9 comma 6 del DL 24/01/2012 e successive modificazioni, a un tirocinio di durata non superiore a 18 mesi presso lo studio di un consulente o professionista affine secondo quanto indicato dall’art. 1 della legge 12/1979. Infine, il consulente del lavoro potrà iscriversi all’Albo dopo aver superato l’Esame di Stato. Nello specifico, tale esame viene valutato da commissioni territoriali appositamente formate, composte da funzionari del Ministero del Lavoro, membri dell’INPS, dell’INAIL e da un professore ordinario in materie giuridiche. Si compone di due parti scritte e di una parte orale:

  • La prima prova scritta consiste in un tema sul diritto del lavoro e sulla legislazione sociale
  • La seconda priva scritta si concentra invece sul diritto tributario e presenterà un soggetto scelto dalla Commissione
  • La prova orale rappresenta un colloquio su varie materie collegate alla professione, quali diritto del lavoro, legislazione sociale, diritto tributario, diritto privato, pubblico e penale, ragioneria, rilevazione del costo del lavoro e formazione del bilancio.

Per maggiori informazioni, vi indichiamo qui la pagina Wikipedia.